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“Se i quadri si potessero spiegare e tradurli in parole, non ci sarebbe bisogno di dipingerli.”
Paul Courbet

Pittura Digitale

La pittura digitale adatta i media della pittura tradizionale (come la pittura acrilica, gli olii e l'inchiostro) a una versione digitale.

Pittura 

L’arte di dipingere, raffigurando il mondo esterno, o esprimendo l’intuizione fantastica, per mezzo di linee, colori, masse, valori e toni.

Disegni

Rappresentare con segni, con linee tracciate a matita, a penna, a carboncino, cose immaginate o esistenti in natura.

ANALISI DEL PROCESSO CREATIVO 
Graham Sutherland, Per Kirkeby
“Parafrasi della natura e altri scritti sull’arte” Graham Sutherland.

“Il pittore usa l’occhio, il cuore, il cervello. L’occhio assorbe il materiale esterno; questo poi, una volta giunto nella mente, si dissolve: gli oggetti perdono la loro contiguità abituale, si spogliano della loro identità, e ci rapiscono lontano insieme a loro. In seguito essi vengono trasformati in qualcosa di nuovo. Questo processo è all’inizio passivo ed involontario, e si svolge essenzialmente a livello del sistema nervoso; poi avviene la ricostruzione delle immagini attraverso la memoria e le emozioni; infine il materiale viene esaminato, selezionato e ordinato dall’intelletto. La mente è come un serbatoio in cui la memoria - che è conoscenza degli eventi e dei pensieri passati - si fonde con le impressioni ottiche del presente. Ed è questo il momento più affascinante del processo artistico.

L’artista deve lavorare in parallelo con la natura, e, contemporaneamente, seguire il suo temperamento individuale. Andremo incontro a una grossa delusione se proveremo a lavorare in contrasto con le nostre inclinazioni o con le natura.

[...] Disegnare della natura, inoltre, è sempre una buona disciplina; dissento dall’opinione di chi crede che delle forme disposte entro i bordi di una tela siano in sè sufficienti a fare un buon quadro. Esse devono essere rappresentate come cose in sè compiute - è vero - e con l’equilibrio di rapporti che è inerente alla loro natura; ma l’arte dovrebbe anche essere oggettivazione delle emozioni provate nell’osservare e nel ricordare, emozioni che vengono fissate e incorporate nel materiale che usiamo. Le forme inoltre possono avere anche un valore associativo: un bottone (button) ed una natica (buttock) hanno due significati diversi, oltre che due forme diverse.”

In questo “Frammento sul processo artistico” Sutherland spiega in modo semplice ma efficace i vari passaggi che attraversa un pittore durante il processo creativo. Personalmente trovo molto interesante questo passaggio, il quale mi porta ad analizzare più attentamente il mio lavoro, infatti, osservando la produzione di disegni, pitture e schizzi nasce evidente una propensione di tipo naturale e “selvaggia”.
 
Disegnare e confrontarsi con la natura, la sua casualità e diversità è stato ed è tuttora fondamentale sfida ed arricchimento, poiché aiuta, tramite l’osservazione e l’analisi, a cogliere le informazioni necessarie per arricchire il mio personale vocabolario espressivo. Credo non si possa trovare altrove un così vasto corollario di forme e tonalità da cui prendere spunto, per poi rielaborarle e creare un nuovo mondo.

Ritengo che questo legame e attrazione verso i luoghi selvaggi ed incontaminati abbia origini primordiali, insite nella specie umana, oltre che molto probabilmente è dovuto anche al fatto di essere cresciuto a stretto contatto con un ambiente prevalentemente naturale anche se sicuramente contaminato e rimodellato dall’uomo. 

Di questo tema ritrovo molto nella poetica del pittore Henri Rousseau, nonostante il mio modo di dipingere sia completamente diverso dal suo. Per lui come per me, i boschi sono il mito arcano della natura verdeggiante, incontaminata, un luogo sacro, dove le forze primordiali si esprimono liberamente senza alcun vincolo morale. I suoi lavori esprimono grande empatia verso la madre lussureggiante, il bosco come paradiso incontaminato, la foresta tropicale dove troviamo pappagalli, il babbuino e altre creature selvagge. Le sue foreste creano l’atmosfera di un sogno o di una fiaba, la vegetazione crea un intrico sproporzionato ed inverosimile di vegetazione, realizzato con una grande varietà di sfumature di verde. Secondo Picasso e Gauguin la sua figurazione primitiva ed esotica era un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dall’inconscio. Il suo stile era primitivo, dal disegno schematico, senza prospettiva aerea, caratterizzato da colori vivaci e da soggetti tra il realistico ed il fantasioso.

È proprio questo interesse e fascinazione per la primordialità che cerco di comunicare con i miei lavori, sia attraverso l’immaginario della scena rappresentata che attraverso la gestualità della pennellata e del segno. 

Le pennellate gestuali, rapide e non rifinite, ed il segno grezzo e pietroso contribuiscono infatti a dare vitalità ai soggetti vegetali ed animali delle mie rappresentazioni. Un gesto rapido e aggressivo suggerisce la tensione vitale, l’energia che anima un albero, una felce o il serpente che striscia tra il fogliame. Non viene più rappresentato il soggetto in tutti i suoi connotati, ma ciò che ne rimane è la traccia di questa sua energia che fa si che si riconosca che è vita in tensione.

Anche l’istintività è un aspetto molto importante nel mio lavoro, infatti quando mi approccio alla tela non ho mai un progetto preciso o un piano su come andare ad agire. Credo che sia importante dare spazio all’istinto perché permette di essere diretto ed onesto.

Qualche volta utilizzo dei bozzetti, un disegno o una carta dipinta, che mi permette di avere una base da cui partire per strutturare il quadro. Il bozzetto lo considero come la prima traccia di un’idea che verrà poi sviluppato man mano durante la costruzione del dipinto ed in base ai suggerimenti che emergono dal lavoro stesso. La prima fase del lavoro è più impulsiva e gestuale, spesso non decido neanche come cominciare ma mi lascio semplicemente guidare dall’intuito, pur avendo comunque un’idea in testa. Comincio con pochi colori piuttosto diluiti in modo da rendere le pennellate più fluide e continue, che mi permettano di tracciare rapidamente la struttura del quadro. Spesso i colori si mescolano e si fondono direttamente sulla tela. Continuo poi a lavorare il colore ancora fresco, andando a modellare delle forme o andando ad aggiungere dei dettagli in modo piuttosto rapido. Lavoro poi anche sul colore asciutto, creando nuovi strati di pittura che, poiché uso spesso il colore trasparente, lasciano intravedere lo strato sottostante creando varie trame e diversificazioni. La stratificazione del colore permette inoltre di creare nuovi piani sia pittorici che visivi, cioè che danno profondità all’immagine.

Per Kirkeby (“Pittura Oggi”)

“Credo che la pittura nel modo in cui la intendiamo noi, sia formata da strutture. Ogni applicazione di colore su di una superficie è una struttura…Penso che un accumulo implacabile di rielaborazioni, di strutture, porti a raggiungere il proprio “motivo”. Il motivo dominante per così dire…Una sorta di geologia, come quando, in un processo costante, la sedimentazione e l’erosione rendono la terra su cui viviamo così com’è ora, priva di significato da un punto di vista razionale, ma accettata come lo sfondo sul quale si svolge questa vita… Proprio come la sedimentazione, le strutture pittoriche non hanno un significato particolare. Tuttavia lungo il percorso “l’accidentale” si avvicina a qualcosa che assomiglia a questa vita temporanea. Quel qualcosa che interpretiamo come il motivo dominante.”