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“L’esposizione è nata come rito di certificazione professionale in un epoca in cui gli oggetti di buona fattura e utili scarseggiavano.”
Hans  Ulrich Obrist

Esposizioni personali

Partecipazioni, collettive, personali, pubblicazioni e molto altro. Una raccolta di tutte le mie comparsate.

(in fase di aggiornamento)

Curatela 

Un curatore d'arte è un professionista che si occupa di tutti gli aspetti relativi all'organizzazione di un'esposizione artistica.

Allestimenti

Tecnologie e materiali all’avanguardia,possono trasformare lo spazio espositivo fino a trasformarlo in una scenografia di una “storia”, e in molti casi, opera egli stesso. 

CURATORE
L’arte delle relazioni - 
Cos'è un curatore d'arte                       

Quella del curatore è considerata una professione abbastanza nuova. Ma le attività che combina in un unico ruolo sono ancora ben espresse dal significato della sua radice latina, curare, prendersi cura di.  Così prende consapevolezza in Italia una cultura della mostra divenuta disciplina a sè stante.  

Tale cultura verifica ed esplora una convergenza di architettura, design e grafica: fa suo quel rapporto con la produzione industriale in cui Giulio Carlo Argan identificava il futuro di un arte liberata dal peso della tradizione delle Belle Arti del XIX secolo.  Ciò che l’arte crea non è un secondo mondo a fianco di un altro che esisterebbe comunque senza di essa, ma attraverso la coscienza artistica essa produce il mondo per la prima volta. 

Il curatore, come un cicerone, ha il privilegio di accompagnare e condurre il pubblico attraverso un percorso meditato, alla scoperta del pensiero dell’artista, che non riesce sempre ad esprimere pienamente la propria attività interiore, frutto di complicati processi, nell’opera d’arte: se l’artista ha dunque un’immagine nella mente, non è detto che quell’immagine si concretizzi poi pienamente nell’opera. Diventa fondamentale la figura del curatore, come interprete e guida, portavoce e visionario capace di leggere l’opera e trasportarla nel presente.

Operare oggi, nel sistema dell’arte contemporanea, consiste propriamente nella capacità insita in ciascuno di noi, di attivare il pensiero per produrre cambiamenti sensibili nella propria sfera culturale e, di conseguenza, nell’atteggiamento che si ha, concretamente, verso se stessi e il mondo, in senso etico, sociale e politico. 

Perchè ciascuno di noi è, principalmente, ciò che pensa e quello che fa, che ne sia consapevole o meno, impronta la propria condotta di vita sulla visione del mondo di cui è portatore. Il ruolo del “Curatore” consiste difatti nell’offrirsi come coadiutore qualificato in tale esercizio, “maiueuta” ed “innescatore” al tempo stesso, compagno lungo quella strada che dalle regioni del vissuto autobiografico si volge al concetto, per poi orientarsi verso nuove forme di comprensione e di progettazione del proprio abitare il mondo. 

All’interno di questa argomentazione voglio prendere in esame la figura del “Curatore d’Arte”, figura estremamente defilata nella crescita degli artisti e delle loro carriere. Nel corso del ventesimo secolo, la storia delle mostre appare inseparabile dalle più significative collezioni della modernità. Gli artisti giocarono un ruolo importante nella creazione di queste collezioni. Katherine Dreier, Duchamp e Man Ray, furono personaggi cruciali, i quali fondarono il primo museo moderno in America. Una progressiva professionalizzazione della posizione del curatore stava diventando evidente. 

Molti direttori, fondatori di musei di arte moderna, si possono annoverare tra i pionieri della curatela, da Alfred Barr, primo direttore nel 1929 del Museum o Modern Art di New York, a Werner Hoffman che creò il Museum del 20. Jahrhunderts a Vienna nel 1962. Non è sorprendente che, pochi anni dopo, con l’arrivo di curatori come Harald Szeeman alla Kunsthalle di Berna e Kynaston McShine al Jewish Museum, la maggior parte delle mostre più importanti furono organizzate da professionisti dell’arte più che da artisti.

Mentre la storia delle esposizioni ha cominciato, nell’ultimo decennio, ad essere esaminata maggiormente in profondità, ciò che rimane largamente inesplorato sono i legami che manifestazioni tra di loro connesse hanno creato tra i curatori, le istituzioni, e gli artisti. Più si ingrandisce e si completa la visione e più si evidenzia una rete di relazioni all’interno della comunità artistica nel cuore delle pratiche curatoriali emergenti. 

Si possono osservare e tracciare influenze condivise tra i curatori, e possiamo aggiungere che se la storia non riesce a ricordare i curatori e proprio perché le loro conquiste erano e sono destinate al loro tempo. Per quanto determinanti sono state comunque dimenticate. 

In ogni caso, nei tardi anni Sessanta, “l’ascesa del curatore come creatore” come Bruce Altshuler lo chiamò, non solo cambiò la nostra percezione delle mostre, ma creò anche il bisogno di documentarle più compiutamente. 

Se il contesto di presentazione di un’opera ha sempre avuto importanza, la seconda parte del Ventesimo secolo ha mostrato che le opere d’arte sono sistematicamente associate alla loro prima mostra e che una mancanza di documentazione delle successive espone l’intenzione originale dell’artista al rischio di essere fraintesa.