CONFRONTO FRA LE ARTI
Benedetto Varchi - Vasari - Pontormo - Michelangelo

Cominciato già con Cennino Cennini, il processo di autocoscienza intorno al fare artistico giunge a maturazione completa nel corso del XVI secolo.

Gli artisti e gli intellettuali del tempo cominciano a interrogarsi sul fine dell’arte e, soprattutto, a rivendicare un ruolo centrale per le tre arti (pittura, scultura, architettura) fino ad allora identificate come “meccaniche”, perché legate alla manualità e alla tecnica. Si cerca insomma di colmare la distanza che le separa dalle arti dette “liberali”, come la poesia e la filosofia, legate alla speculazione teorica. Quello che si cerca, in sostanza, è il riconoscimento sociale di un ruolo sempre più preminente nell’ambito della società dell’età moderna; il dibattito sul tema oraziano ut pictura poësis, cioè dell’arte come poesia visiva, è significativo in tal senso.

All’interno di questo dibattito si apre una disputa sul primato delle arti che interessa praticamente tutti i grandi artisti del secolo. Ci si interroga su quale sia la disciplina superiore, se la pittura o la scultura, assumendo di volta in volta metri di paragone diversi. E’ possibile così riscontrare una graduale “salita di tono” nella polemica che vede contrapposti i fautori della pittura (spesso pittori) a quelli della scultura (spesso scultori). Il rinomato storico e filologo fiorentino Benedetto Varchi (1503 - 1565) nel 1546 propone un’inchiesta letteraria di argomento storico-artistico. Varchi rivolge il quesito dell’eccellenza di un’arte sull’altra ai maggiori artisti del suo tempo, sia pittori che scultori.

 

Il tema del “paragone” delle arti non è privo di implicazioni filosofiche, che prendono le mosse dal pensiero aristotelico (l’arte come mimési, imitazione della natura), come avverte lo stesso autore, e dalla distinzione fra scienze (caratterizzate dal “contemplare”) e arti (caratterizzate dall’”operare”). Tale divisione interessa da vicino anche il ruolo dell’artista, che rivendica, le componenti speculative della creazione artistica.

All’inchiesta di Varchi, che si articola soprattutto sul primato della scultura o della pittura, rispondono ben otto artisti. Diamo qui di seguito le risposte di Vasari, Pontormo e Michelangelo alla seguente domanda;

 

<<Della Maggioranza e nobiltà dell’arti - Qual sia più nobile, o la scultura o la pittura - In che siano simili et in che differenti i poeti et i pittori?>>

 


Risposta di Vasari 

All’onoratissimo signo Benedetto Varchi che ammiro e considero molto.

[...] L’artista più eccellente, a qualsiasi disciplina appartenga, è colui che imita la natura nel modo più perfetto possibile. [...]

Ma trattiamo della mia arte - la pittura -, della sua eccellenza e della sua perfezione. La mia prima affermazione è: tutto ciò che risulta naturale si ritiene che sia meno ingegnoso; e per volervi dimostrare l’eccellenza di entrambe le arti - pittura e scultura -, che voi stesso giudicherete, potrete, se lo riterrete opportuno, fare in questo modo: prendete una massa d’argilla e formate un viso di un animale qualsiasi, e durante tale operazione voi non vi preoccuperete nè del colore, nè delle luci o delle ombre; terminato questo lavoro, prendete un foglio di carta e disegnate lo stesso oggetto, e dopo aver tracciato le linee essenziali, voi comincerete a sfumare le ombre con il vostro strumento, penna, matita o pennello. In questo modo, per vostra diretta esperienza, tali attività - pittura e scultura - vi si mostreranno così chiaramente che potrete giudicare la facilità e il valore dell’una e dell’altra; e quella delle due che vi sarà più facile praticare, voi la considerete meno perfetta.

Nessuno può praticare la nostra arte se non possiede una grandissima abilità nel disegno e una perfetta capacità di confrontare, dato che in uno spazio di un braccio s’accorcia una figura che magari ne misura sei, ed essa sembra reale e dotata di profondità su una superficie del tutto piana, che è un risultato eccellente; mentre la scultura è già dotata di profondità ed appare così com’è. 

Attraverso tale tecnica di disegno e di progettazione la pittura permette alla mente umana di esprimere il proprio valore mostrando su fogli di carta, sulle pareti e su tavole colorate e disegnate la vitalità delle figure, oltre a ritrarre perfettamente le brezze, le acque, i venti, le tempeste, le piogge, le nubi, le grandini, le nevi, i ghiacci, i baleni, i lampi, l’oscurità della notte, il cielo sereno, le luci della luna e delle stelle, la luminosità del giorno, il sole e il suo splendore. Nei personaggi dipinti si esprime la stoltezza e la saggezza, le loro debolezze e vivacità; diversi sono i colori della carne dei vestiti, si rappresenta la vita e la morte, e si mostrano i morti con ferite sanguinanti, seguendo la volontà e la memoria del bravo artista. 

Ma come posso dimentrare il fuoco e la limpidezza dell’acqua che vengono dipinte? Inoltre vediamo assumere un aspetto realistico alle immagini dipinte dei pesci e degli uccelli. E come potrò esprimere a parole la morbidezza dei capelli e delle barbe, i loro colori così splendenti e vivacemente dipinti, da sembrare più reali della realtà stessa? Cosa che lo scultore non può rappresentare con tanta precisione nella dura pietra. 

Come potranno mai raffigurare gli scultori il turbinio del vento, che spogli un albero di tutte le sue foglie, e poi il fulmine lo colpisca e lo incendi, e dunque raffigurare la fiamma, il fumo, il movimento e le scintille del fuoco? Scolpitemi una persona che, mentre mangia, abbia del caldo sul cucchiaio: il fumo del cibo e il soffio dell’alito che esce dalla bocca della persona per raffreddarlo non saranno mai raffigurati in modo che si percepisca almeno minimante che il fumo del cibo caldo viene deviato dal soffio dell’alito che intende raffreddarlo. Ma passiamo oltre. 

La pittura presenta la tecnica dell’affresco, che è diversa dalla pittura ad olio, e la pittura a tempera, che è differente sia da quella ad olio che dell’affresco, eppure tutte e tre appaiono come un’unica arte. 

E se un pittore disegna bene ma non utilizza benissimo i colori, ha perso il suo tempo dedicandosi alla pittura; e se utilizza bene i colori ma non disegna bene, egli dipinge inutilmente. Inoltre, se disegna bene ed utilizza i colori bene ma non è un valido architetto, non può ottenere una buona resa prospettica, perchè dalla rappresentazione grafica e dal tracciato delle linee dipendono le altezze e le larghezze, la raffigurazione in scorcio e la disposizione lineare della prospettiva stessa. 
In conclusione, ogni singolo aspetto e ogni tecnica della pittura sono considerati da noi la stessa arte, che considerata nella sua globalità è una cosa grandissima; infatti per quanto ne so, posso dire che pochissimi pittori giungono alla perfezione in quest’arte, a causa della molteplicità di nozioni e tecniche che è necessario imparare  nella pittura; per cui a volte mi sono ritrovato a pensare che, se lo studio, il tempo e l’applicazione che ho dedicato alla pittura per arrivare a produrre quei pochi dipinti di scarso valore che faccio, li avessi invece dedicati ad un altra disciplina, credo che, se non m’inganno, sarei considerato un modello già da vivo, e non solo dopo la morte. 

Si consideri soprattuto questo nostro tempo, così ricco di decorazioni, che se un pittore non possiede immaginazione, che è la madre riconosciuta di ogni arte, e che con delicati tocchi pieni di poesia in diversi modi conduce prima il vostro sguardo e poi il vostro anino a provare una profonda meraviglia; mentre nelle sculture che ritraggono episodi della storia antica vediamo le fughe dei soldati, ma non il loro sudore, la schiuma sulle labbra, la lucentezza del pelo dei cavalli, la luce abbagliante sulle armature e il riflesso delle figure sulle armature stesse.

Se io non sono riuscito a soddisfarlo, mi scuso di non saper usare la penna come il pennello, dicendovi che vi avrei fatto più volentieri un quadro pittosto che scrivere questa lettera.         

        

    
Risposta di Pontormo

Al gentilissimo ed onoratissimo signor Benedetto Varchi con i miei profondi ossequi.
[...] La questione è molto delicata che non la si può discutere senza arrivare ad una soluzione, dato che un unico criterio, fondamentale per la questione stessa, risulta davvero eccellente ed è il disegno, e tutte gli altri criteri sono meno convicneti (considerate da voi, che chiunque possiede il disegno, ottiene buoni risultati sia nella pittura sia nella scultura); e se tutte le altre argomentazioni hanno meno valore rispetto a questa, com’è possibile discutere di tale questione lasciando da parte questa argomentazione, che non ha uguali, e presentarne altre meno decisive, senza giungere così ad alcuna soluzione? 

Ad esempio: una scultura, rifinita da ogni lato e conclusa in ogni sua parte, con il faticoso utilizzo di scalpelli e altri strumenti, si presenta con certe rifiniture che sembra impossibile si possano produrre con quegli strumenti, lavorando la pietra o comunque materiale duro, e che si riuscirebbero a produrre difficilmente con l’argilla, considerando anche la fatica di tenere le braccia alzate con gli strumenti in mano e la difficoltà di utilizzarli con precisione, sena rovinare l’opera; si tenga conto, inoltre, che è impossibile porre rimedio ad un colpo sulla pietra che ne tolga anche soltanto un pò più del necessario (e veramente così); ed ancora che la scultura può rivelarsi perfetta da un lato e non dagli altri, dove ormai è stata tolta troppa pietra, data la grande difficoltà di scolpire in modo proporzionato le varie parti contemporaneamente, senza poter mai accorgersi pienamente del modo in cui si presenta, se non quando è conclusa; e se non si tratta di piccole imperfezioni, allora non si può rimediare; ma non avrà una buona base di disegno lo scultore che commetterà sbagli o distrazioni che siano troppo evidenti, dato che si può difficilmente evitare le piccole imperfezioni sia nella scultura che nella pittura. 

Ci sono, inoltre, diverse tecniche scultoree, a seconda che si tratti di marmo, di bronzo o dei molti tipi diversi di pietra, di stucco, di legno, di argilla e molte varie operazioni, che richiedono tutte un grande impegno, oltre alla fatica fisica dello scultore, che non è poca, che lo mantiene in buona salute, irrobustendo la corporatura, mentre il pittore, al contrario, è condizionato negativamente nel fisico dalle fatiche della sua arte, che gli provocano maggiore stanchezza mentale invece di accrescere le sue energie vitali, nello sforzo di imitare coi colori tutte le creature della natura, affinchè sembrino reali, e sempre intento a migliorarle, per rendere le sue opere assai ricche di tanti soggetti diversi, raffigurando opportunamente - come poterlo dire? - luci intense, l’oscurità della notte rotta da fuochi o da altre luci simili, l’aria, le nubi, paesi vicini e lontani, case in tante prospettive differenti, animali di molte specie e colori diversi e tanti altri soggetti, con la possibilità - a differenza della natura - di intervenire continuamente sui soggetti stessi, nell’ulteriore intento, come ho già detto, di migliorarli, e attraverso l’arte renderli naturali, e adattarli e sistemarli nel migliore dei modi.

Oltre a ciò ed alle varie tecniche pittoriche, su intonaco fresco, ad olio, a tempera, con colori stemperati con la colla, che necessitano tutte di una pratica notevole nell’utilizzo di tanti colori diversi e la conoscenza dei loro effetti, prodotti dai tanti modi differenti di mescolare i colori stessi, ossia i chiaroscuri, le ombre e le luci, i riflessi, e molte altre infinite qualità. Ma quanto io ho osato affermare, ed è l’aspetto fondamentale, è che il pittore tenti di superare la natura nello sforzo di dare vita a una figura e farla così sembrare davvero viva, e su una superficie piana.

Continuo dicendo che, fra gli esempi che si possono portare, Michelangelo non ha potuto dimostrare l’eccezionale qualità del suo disegno e la grandezza del suo genio sovrumano nelle splendide sculture da lui realizzate, ma nelle straordinarie opere pittoriche ricche di molte figure e bei gesti e paesaggi, avendo sempre amato maggiormente quest’are come quella più difficile ed adatta al suo genio soprannaturale, nonostante fosse consapevole che la sua gloria perenne gli sarebbe venuta dalla scultura. 


Risposta di Michelangelo

Al gentilissimo e onoratissimo signor Benedetto Varchi con i miei profondi ossequi.

Signor Benedetto, affinchè sappiate che io ho ricevuto il vostro scritto, risponderò brevemente alle vostre domande, pur confessando la mia ignoranza. 

Io posso affermare che la pittura mi sembra migliore quanto più s’avvicina alla scultura, mentre la scultura mi sembra peggiore quanto più s’avvicina alla pittura; infatti io ho sempre ritenuto che la scultura fosse la guida della pittura. Ma ora, dopo aver letto il vostro scritto in cui affermate che, da un punto di vista concettuale, tutte le cose che hanno un identico scopo sono una stessa cosa, io ho cambiato opinione e affermo che, se da confronti e difficoltà, ostacoli e fatiche più grandi non risulta un eccellenza superiore, allora la pittura e la scultura sono una stessa cosa, e di conseguenza, i pittori non dovrebbero applicarsi meno alla scultura che alla pittura, e allo stesso modo gli scultori non dovrebbero applicarsi meno alla pittura che alla scultura. Per scultura io intendo l’arte di togliere; per pittura invece intendo l’arte di mettere. 

E siccome la pittura e la scultura provengono dalla stessa intelligenza, è meglio lasciarle convivere tranquillamente e rinunciare a tante discussioni, per le quali s’adopera più tempo di quello impiegato a produrre dipinti e sculture. Persino la mia serva scriverebbe cose migliori rispetto a quelle scritte - nel caso in cui io le abbia ben capite - da chi ha definito la pittura più eccellente della scultura. Si potrebbero dire tantissime altre cose, non ancora affrontante, riguardo a queste arti, ma, come ho già detto, richiederebbero troppo tempo ed io ne ho poco, dato che sono avanti negli anni, tanto ormai da essere vicino alla morte. Perciò spero che mi scuserete, e m’affido a voi e vi ringrazio, per quanto so e posso fare, dell’onore da voi ricevuto, troppo per la mia persona.